Vuoti e pieni

Progettare un giardino non significa solo scegliere le piante giuste per il posto giusto. Ci sono molte altre considerazioni da fare.Ma questo è ovvio e scontato per ogni progettista degno di questo nome.

Il fatto è che comunque, alla fine del percorso progettuale, fatte tutte le dovute analisi, riflessioni, considerazioni, proposte eccetera, il cliente si aspetta di vedere cosa il paesaggista suggerisce di piantare.
Come quando si va dal medico per un problema e si esce con in tasca la ricetta della medicina giusta.

In realtà non è solo il cliente ad aspettarsi una lista di piante da sistemare, perchè anche il paesaggista vede in ogni luogo la possibilità di mettere vegetali: piante che abbelliscono, arredano, schermano, producono ossigeno e assorbono anidride carbonica e polveri, fanno ombra, producono fiori e frutti. La tentazione di abbondare è forte.

Ma ci sono situazioni in cui dovremmo rispettare il genius loci, contesti che andrebbero rispettati nella loro semplicità, spazi che non andrebbero farciti. Perchè come nella musica le pause sono importanti, e nelle arti figurative l’armonia nasce dall’equilibrio tra i colori, le forme, i pieni ed i vuoti, così anche in un giardino.

Quando ad esempio c’è un oliveto: perchè a tutti i costi riempire con arbusti lo spazio sotto? Posso trasformare l’oliveto in giardino soltanto in un punto strategico, ad esempio un punto di osservazione o di passaggio, ma l’oliveto è l’oliveto, va lasciato in pace. E questo vale anche se gli olivi non ci sono e li prevedo ex novo in una zona del giardino.

La geometria pulita di un vigneto, un frutteto, un oliveto: sono paesaggi che appartengono all’agricoltura, una delle massime espressioni di come l’uomo abbia imparato a vivere su questo pianeta. Perchè stravolgerlo?

Questo paesaggio agricolo è un patrimonio di enorme valore e va tutelato anche all’interno del giardino che si va progettando.

Perchè alla fine il paesaggio altro non è che la somma di tanti micropaesaggi domestici o aziendali: contesti in cui il paesaggista è chiamato ad intervenire e spesso tentato di “riempire” perchè progettare significa mettere piante.
Ma è esattamente questo il nostro compito?

Il pieno lo dobbiamo fare in città: progettare tanti boschi a svolgere le funzioni vitali che il riscaldamento globale ci impone. E se le tempeste di vento abbattono i filari di alberi, bisogna creare boschi, perchè l’unione fa la forza e tante chiome vicine frangono il vento molto meglio.

Pieni e vuoti, il ritmo del paesaggio, il rispetto dell’ambiente, la lungimiranza nella gestione del territorio, il ripensare il nostro vivere trasformando i problemi in risorse per il bene comune: nuove sfide ci attendono, prepariamoci.